Sette anni è restato a riflettere; la prigione dorata in cui lo ha tenuto Calipso è un ‘romitaggio’ di preparazione, un ritiro in cui riflettere sui veri valori dell’esistere. Forse molti sarebbero rimasti volentieri in quel limbo senza problemi, distanti dall’andare e venire dei fatti della vita.
Calipso (etimologicamente‘nascondo’) tenta di farlo ‘uscire dai giochi’, vuole per lui l’immortalità… facendolo uscire dal tempo gli sta negando di proseguire l’esperienza delle sequenze di vita-morte, ombra-luce, gioia-dolore: gli sta impedendo di compiere la missione per cui è venuto all’esistenza.
Odisseo non ce la fa. Non gli interessano ‘paradisi artificiali’. Non vuole dimenticare che nella divisione progettata dagli dei (ha lasciato una parte di sé, la più sacra, ad Itaca) è implicita una riunificazione.
Piange, sulla riva del mare, di continuo. Cerca con lo sguardo l’isola che… ‘c’è’!
Lui sa che c’è, la memoria di quel luogo, della propria ‘natura originale’, non l’ha mai abbandonato. Si è fatto distrarre spesso, pagando care le disattenzioni, ma anche se talvolta si è addormentato, una goccia di memoria è stata sempre attiva. Ormai non pensa ad altro che a laggiù, dove Itaca lo aspetta, e dove, con le sue sole forze non può arrivare… A che gli è valso tutto l’ingegno, la furbizia per cui è divenuto famoso?
Non ha più nulla, solo lacrime per piangere, solo la struggente nostalgia… tornare a casa, ritornare a sé, a ciò che lo renderà di nuovo intero, ma stavolta da vero adulto, consapevole dei misteri della vita.
Ecco ciò che solo e davvero vuole: far ritorno a SE’!
Gli dei lo osservano da lontano, lasciano che resti lì, per lunghi anni. Lo aiuteranno solo quando sarà capace di piangere talmente forte per la nostalgia di Casa che… i flutti delle sue passioni, l’irruenza delle sue emozioni incontrollate, in sintesi : ciò che il Poseidone dentro di lui rappresenta, si saranno allontanati dalla sua attenzione.
“Poseidone in quel momento era in Etiopia”, così narra Omero. Sull’Olimpo del cuore di Odisseo sono attive solo le divinità che ora debbono e possono aiutarlo.
A quel punto Telemaco può muoversi, uscire dall’isola…andare verso Odisseo.
Non l’ha mai fatto, come mai ora può? Anzi, è sorprendente: Atena stessa lo spinge a muoversi. La Saggezza si attiva, le è stato dato il potere di ‘riunificare ciò che era stato diviso’.
Questa è la grande vittoria dell’epopea di un eroe: permettere al sacro in sé di avvicinarsi, di partecipare al governo della materia di cui siamo fatti.
Telemaco non andrà lontano; non ha bisogno di affrontare ancora quello che una parte di lui ha già affrontato.
E’ un cerchio piccolo quello di Telemaco, non percorrerà la vastità dei mari come Odisseo; si limita a visitare persone che hanno avuto a che fare con suo padre e a prendere ‘coscienza’ di fatti che lo riguardano. Ha sentito in sé la forza per affrontare i Proci, è cresciuto, ma sa che la difesa dell’isola e di sua madre potrà esserci solo quando si riunirà ad Odisseo: il piccolo e il grande devono riunificarsi. Quello di suo padre non è stato un abbandono ma una missione, da cui torna vincitore!
Telemaco, per una meravigliosa sincronia… va verso di lui proprio quando il padre sta per tornare.
Lui è pronto; il padre è pronto. La ‘grande opera’ è quasi compiuta.