Circe e il falco (in greco kirkos) hanno nel nome lo stesso significato di circolarità: il volo che compie il rapace per conquistare la preda ha esattamente le caratteristiche di una spirale discendente.
Il falco prende le distanze partendo da una aerea periferica per dirigersi, sicuro e preciso, sull'obiettivo prefissato.
La sua vista è acuta, e sa cosa sta facendo...
La maga Circe, antica dea degli animali, non è la magica ammaliatrice che umilia la dignità maschile, come l'immaginario collettivo la ama rappresentare, ma una fine conoscitrice dell'umano sentire; è figlia del Sole, padre della vita, e di Ecate, divinità tenebrosa; quindi in lei convivono le due opposte tendenze che tutti possediamo: luce e ombra, vita e morte, santità e demonicità, cielo e terra.
Si narra che le trasformazioni che operava non fossero esclusivamente quelle che subirono i compagni di Odisseo. Trasformava gli umani che, incauti, le si avvicinavano, negli animali corrispondenti alle loro passioni, alla loro natura inferiore.
Era dea e signora di una quantità di bestie, domestiche o selvatiche, simbolo delle tendenze umane quando la natura superiore non è ancora risvegliata. Odisseo deve incontrarsi con questa realtà.
Una parte di lui (i suoi compagni questo rappresentano) è ancora allo stadio animale e l'avventura con Circe glielo mostra con chiarezza, ma può superarsi: l'incontro con Ermes lo rende cauto.
Il dio gli fornisce il 'moli', la pianta divina che ha radici nere ma si eleva mostrando il suo fiore bianco: inequivocabile simbolo della duplicità della natura umana, dell'uomo che dal nero terrestre si eleva al candore del cielo, facendo scorrere nello stelo (la nostra colonna vertebrale? il caduceo di Ermes stesso?) l'energia divina che lo sveglia dal torpore materiale.
Così consapevole Odisseo si rende capace di difendersi dal pericolo di addormentarsi nell'animalità: non solo non si trasforma lui, ma ridà dignità a quella parte di sè che l'aveva perduta e, addirittura, per un anno diviene lo sposo di Circe: acquisirà, unendosi a lei, la padronanza della propria natura, la conoscenza della duplicità della natura umana.
E' una grossa acquisizione la sua permanenza nell'isola degli animali.
Culminerà con l'inaspettato consiglio di Circe: deve andare ancora più a fondo, conoscere ciò che c'è oltre, discendere agli inferi!
MEDITAZIONE CON I COLORI:
(indicazioni per l'esercitazione pratica)
Guardiamo il centro del foglio come se fosse il nostro obiettivo, indefinito ma centrale, importante... Scendiamo verso di esso con larghe volute, accompagnati dal pennello e dai colori che sentiamo più confacenti, meglio cominciare dal blu, centripeto, avvolgente...ma poi liberi di usare altre tinte...arrivare lentamente, ma con precisione, usando tutta la nostra attenzione.