L'ALBERO E LA PORTA: Legato all'albero della nave - Scilla e Cariddi: La porta stretta
L'episodio delle Sirene e quello di Scilla e Cariddi sono strettamente collegati tra di loro come simbolismo del passaggio. Lo stretto di Messina è usato come una porta iniziatica che può attraversare solo chi sia assolutamente capace di 'essere in sè'!
Centrato, verticale, attento, in grado di vedere ma senza lasciarsi andare a tentazioni contrarie allo scopo prefisso. Odisseo supera brillantemente la prova; il suo farsi legare all'albero della nave è altamente simbolico: ci fa subito pensare alla nostra colonna vertebrale, ai chakra ad essa connessi nella tradizione induista, all'albero sephirotico della scienza cabalistica, alla parte verticale della croce cristiana... mentre i compagni (l'asse orizzontale, materiale, di Odisseo stesso), se lo ascoltassero, sarebbero fortemente attratti dal canto delle sirene...egli lo sa, per questo chiude le loro orecchie (i suoi sensi) e lascia che resti sveglia la sua coscienza. E' interessante notare, però, che è solo grazie alla forza di volontà che riesce a non cedere; non è ancora completamente pronto ad affrontare le prove successive, e presto lo dimostrerà.
Le Sirene hanno tentato di sedurlo facendo leva sulla sua ambizione, lodando la sua forza e la sua fama di guerriero; Scilla e Cariddi lo metteranno di fronte alla paura, mostri 'guardiani della soglia', rappresentativi di tutti quei lati oscuri che l'individuo ha accumulato nell'inconscio, senza realmente conoscerli ma intuendo la loro pericolosità.
Circe ha spigato ad Odisseo che dovrà passare con prudenza ma senza usare le armi! Non si può esercitare la propria aggressività per difendersi da forze che vanno domate sì, ma con l'equilibrio (non deve gettarsi nè troppo da un lato nè dall'altro), con la cautela, la prudenza...
Invece Odisseo, spinto dalla paura dell'abisso risucchiante di Cariddi, reagisce con il suo modo abituale, indossando la corazza (quante volte anche noi ci difendiamo irrigidendoci) e impugnando le armi (la paura può condurre all'offensiva). Si sposta verso Scilla...e perde sei compagni, i più valorosi! Cioè perde la propria forza.L'episodio finale del suo 'iter iniziatico' nei mari dell'inconscio sembrerebbe una svista, invece era prevedibile: si addormenta (cioè perde memoria di sè!) e i suoi compagni uccidono, per mangiarle, le vacche del Sole. Era assolutamente proibito.
Trasformare in soddisfazione materiale qualcosa di sacro, proprietà dello Spirito, determina un cambiamento negli eventi 'karmici' di Odisseo.
Non può ancora tornare ad Itaca: deve imparare cosa vuol dire distacco; dovrà perdere tutto e affrontare un lungo periodo di isolamento per riflettere e ritrovarsi.La Cariddi evitata all'inizio diventa ora l'elemento divorante di tutti i suoi beni.
Tutti, tranne la vita! sarà aggrappandosi all'albero di fico che sovrasta la grotta del mostro che attenderà invano il riemergere della nave e dei compagni.
Quell'albero lo salva. Interessante ricordare, oltre al simbolismo dell'albero in generale già menzionato, il significato di grande umiltà e generosità del fico, che cresce ovunque e dona frutti dolcissimi.
Ogigia, Calipso (etimologicamente 'colei che nasconde') e sette lunghi anni di ritiro, di isolamento, lo attendono.
MEDITAZIONE CON I COLORI: (indicazioni per l'esercitazione pratica)
Utilizzando la verticalità del foglio sovrapponiamo sfere dei colori dell'arcolbaleno; sarà il nostro albero sacro al quale aggrapparci mentre intorno imperversano colori e forme tendenti allo scuro. Con il foglio in orizzontale immaginiamo di creare un varco luminoso tra i pericoli che incombono a destra e a sinistra: flutti, gorghi, abissi.