Dodici erano le scuri allineate per la prova dell'arco; Odisseo ha fatto passare la freccia, offertagli dallo stesso Zeus (ricordiamo che non ha usato quelle già nella faretra!), esattamente nei fori; è arrivato al centro.
La freccia è un chiaro simbolo del pensiero: quando la mente è governata dalla presenza mentale, e non più in balìa dell'attività disordinata dell'io inferiore, è l'Io superiore che agisce, che riesce a fare anche ciò che sembrerebbe impossibile.
E' interessante notare che, come Eracle, anche Odisseo deve superare 12 prove nel suo peregrinare.
Ricordiamole:
1. I Ciconi, 2. I lotofagi, 3. Polifemo, 4. Eolo e l'otre dei venti, 5. I Lestrigoni, 6. Circe, 7. La discesa agli inferi, 8. Le Sirene, 9. Scilla e Cariddi, 10. Le vacche del Sole, 11. Calipso e... 12. Itaca!
Omero ha raccontato le prime 11 avventure negli iniziali dodici canti dell'Odissea; ma i canti in totale sono il doppio! 24, come le lettere dell'alfabeto greco.
La dodicesima prova sono i Proci; o meglio, il lavoro di pulizia ed epurazione che Odisseo deve fare proprio in casa sua e, paradossalmente, nel poema a questo lavoro vengono dedicati ben 12 canti. L'isola ritrovata sembrerebbe un punto d'arrivo, invece no.
Tornare ad Itaca non vuol dire essere 'arrivati' ma, come già abbiamo avuto modo di dire, nel lavoro interiore si è...'iniziati'.
Si è sempre, e così ci si deve sentire,come si fosse all'inizio del lavoro su se stessi! Sono prove più sottili quelle che il ricercatore deve affrontare, e meno visibili proprio perchè molto vicine.
E' dentro di sè che l'eroe deve guardare, scoprire quali usurpatori lo insidiano, quali ospiti indesiderati sta nutrendo e persino quali parti di se stesso ha messo al servizio del nemico.
Le 12 ancelle che vengono appese perchè hanno tradito sono l'emblema dei 12 modi in cui l'uomo tradisce se stesso.
Non sono elementi estranei che vanno tolti, allontanati, ma forze interiori usate male. Odisseo infatti non le trafigge, o scaccia...le appende! così come ha appeso il traditore Melanzio (anche lui, seppur ignominiosamente, faceva 'parte della casa'), lo espone legato, addirittura al disopra del significativo letto nuziale, suo e di Penelope, come a voler osservare e far osservare, da un'altra prospettiva, l'enormità dell'affronto arrecato alla casa, sacra, perchè ovviamente intesa come tempio del sè spirituale.
Illustri maestri hanno paragonato le 12 porte della Gerusalemme Celeste menzionate nell'Apocalisse ai 12 passaggi, in entrata e in uscita, che abbiamo nel nostro corpo (2 occhi, narici, orecchie, capezzoli, più bocca, ombelico, sesso e ano). Secondo la Bibbia tali porte sarebbero destinate a trasformarsi in pietre preziose!
Per il momento dovremmo chiederci: come utilizziamo i nostri occhi, la bocca e le altre vie in cui l'energia transita? Le nostre porte-ancelle lavorano per il nostro bene?
MEDITAZIONE CON I COLORI(indicazioni per l'esercitazione pratica)
A ben guardare i colori dell'iride sono 6 e non 7 come comunemente si pensa. Forse si è aggiunto l'indaco (e il suo mistero sarebbe da approfondire) per la nota sacralità del settenario.
Nella pittura proposta approfondiamo la possibilità che ha il 6 di 'incarnarsi', cioè di divenire il 12. Così come abbiamo fatto con l'esercitazione della maschera, creando una forma a partire dall'arcobaleno, ora giochiamo a far specchiare lo spettro solare nella pastosa materialità del bianco a tempera, notoriamente non usato nell'acquarello che è così delicato, quasi 'spirituale'.
Disponiamo a raggera i 6 colori ( i 3 primari e i 3 che dalla loro fusione si formano) nella parte alta del foglio, quindi riproponiamo la sequenza nella parte bassa, ma 'sporcandoli' con il bianco.
Si dovrebbe ottenere una forma circolare, formata da 12 spicchi.
Simbolizzeremo una ruota zodiacale, rappresentativa delle 12 prove affrontate da Odisseo.