In un racconto mitologico precedente al poema di Omero si narra che Odisseo si finse pazzo per non dover andare a combattere: arava la spiaggia seminando sale. Gli misero il piccolo Telemaco sotto l’aratro e lui si fermò; non era così folle da rischiare di uccidere il bambino!
Dovette partire. Partecipare alla guerra di Troia era la ‘traccia’ che lo attendeva. Arare e seminare sulla riva del mare equivaleva a restare fermi, a lasciare tracce senza valore…e il rischio era di sprecare la propria vita, ‘uccidere’ il sacro dentro di sé, il bambino prezioso che doveva crescere…
Questo è Telemaco: l’unico figlio, la parte tenera di sé. Deve restare ad Itaca, la patria celeste, il luogo di partenza e di arrivo, il posto da cui si parte per esplorare dimensioni diverse, per ‘crescere’; il centro dell’Essere agognato a cui si fa ritorno quando la ‘traccia’ preparata dal destino è stata vissuta.
E mentre una parte di noi segue le regole dell’ ‘incarnazione’, il bambino sacro non è assente, cresce… e ‘combatte da lontano’! Telemaco partecipa alla vicenda di Odisseo, e non solo perché figlio, ma perché è una parte di lui, quella che non può muoversi se non ‘chiamata’,la parte essenzialmente spirituale che non ha ancora il potere di dirigere la sua attività nel mondo materiale…
Arriva però il momento in cui invece può. Quando? Quando glielo si permette. Quando Odisseo, avendo ormai completato il ciclo di prove, superandole, soffrendo, avrà perso ormai tutto ma non la ferma volontà di tornare a casa.
MEDITAZIONE CON I COLORI
(indicazioni per l'esercitazione pratica)
Disegno con tecniche di vario tipo le tracce simboliche della mia vita (a cera e a olio le tracce indelebili, con pastelli acquerellabili quelle che possono correggersi o fondersi), poi uniformo con le tempere, usando il colore che sento di più.