Rosaspina …il sacro fiore nel bosco… ‘addormentato’!
Tutto si addormenta nel momento in cui l’anima umana (la bella della fiaba) entra in contatto con la fisicità: incontra il nuovo dono offerto all’umanità, il potenziale del pensiero, ricchezza immensa che bisogna saper usare. Il fuso gira, arrotola e produce, ma può fare molto male, può ‘pungere’. Il nostro cervello, il nostro potere pensante, è in grado di produrre filati meravigliosi ma può anche… 'perdere il filo' nel momento in cui entra nel mondo della coscienza terrena e ‘arrotolarsi’ in meandri labirintici che sempre più lo allontanano dalla MEMORIA DI SE’.
Il bosco è la realtà intorno a noi, così diversa dalla verità, ma noi la percepiamo con i sensi addormentati e la crediamo vera; il LABIRINTO di rami e spine ci impedisce di cogliere la nostra ROSA delicata e sempre fresca ma resa impotente dal sonno generato dalla nostra mente ancora immatura che crea ostacoli e barriere perché non sa collegarsi alla Mente universale. Il castello della fiaba può essere paragonato al nostro involucro fisico, con tante stanze da visitare ma anche con segreti da scoprire.
Al momento festoso della nascita della bambina la fiaba narra che il re e la regina (possiamo paragonarli al Cielo e alla Terra) prepararono dodici piatti d’oro per dodici fate: dodici come le costellazioni zodiacali, ognuna delle quali sovrintende a una parte del nostro corpo; ogni fata offre un dono ma poiché nulla è fisso e l’evoluzione può esistere proprio grazie all’instabilità, ecco un nuovo elemento, quello del tredici, della fata fuori del dodici, paragonabile all’elemento lunare che in un anno non visita dodici segni come il sole, ma effettua tredici lunazioni, portando così il ‘giro di giostra’ della nostra vita a cambiare orbita effettuando un movimento di ascesa a spirale, evolutivo.
Una scala a chiocciola all’interno della torre più antica (la colonna vertebrale?) conduce alla stanza dove si fila, dove il pensiero ha origine (il cervello?); lo gestisce una ‘vecchietta’ che, lassù, in alto, indisturbata, lavora alacremente: rappresenta la Sapienza cosmica (Sofia). Come spesso accade la ‘caduta’ avviene per la curiosità. La fanciulla, entrando in contatto con il meraviglioso potenziale del PENSIERO, non fa che immergersi pericolosamente in uno stato di coscienza talmente materiale che è paragonabile ad un sonno. Il sonno dell’anima umana che non ricorda di essere una principessa, erede di un trono prezioso, produce un ispessimento del mondo circostante, porta a una materializzazione del pensare che ostruisce il passaggio degli elementi spirituali e quindi impedisce la gioia della fusione e dell’amore. Molti proveranno a valicare la barriera dura, compatta, spinosa che si è formata intorno al castello: tutti noi umani sentiamo la necessità di svegliare quella parte tenera, creativa, magica che sentiamo dormire dentro di noi. Proveremo in tanti modi complicati, ostinati, annaspando tra i rami che noi stessi rendiamo sempre più intricati cercando il bandolo di quella matassa che continua a raggomitolarsi…finchè un giorno, passati i ‘cento anni’, dopo aver sperimentato dolore e morte …il VERO dentro di noi, il ‘principe’ farà con la massima facilità e serenità quello che razionalità, prepotenza, orgoglio, avidità…insomma tutti gli inappropriati tentativi dell’ego, non potevano assolutamente fare: svegliare Rosaspina. I rovi si apriranno al suo passaggio, le spine non pungeranno, il profumo delle rose gli si offrirà rivelando il suo mistero. La bella addormentata ritroverà la memoria dei mondi spirituali che le appartengono per diritto di nascita.P.F.
MEDITAZIONE CON I COLORI Il giallo, splendore dello spirito, fondendosi con il blu, splendore dell’anima, produce un intrigo di verde che si manifesta come ‘immagine’ della vita, quindi in uno stato non cosciente della sacralità delle origini. La consapevolezza di sé del vero eroe, il rosso, sveglia il bosco addormentato con un movimento a spirale, simile a un fiore, introducendo forza e movimento.